I Social non sono morti. È ora che i Brand rispondano.

In questi mesi abbiamo sentito recitare il de profundis dei social da molti cosiddetti “guru” ma non è così anzi, i social non sono mai stati così bene.

Abbiamo già parlato a lungo di quanto Facebook -e tutta la sua galassia- godano di ottima salute, di quanto siano cambiate le tendenze social e cosa ci si debba aspettare per il 2019; ora è il momento di parlare di cambiamenti radicali che i brand dovranno seguire per sfruttare al meglio il variegato mondo dei social.

# Ad ogni brand il suo social

L’onnipresenza dei brand sulle diverse piattaforme non è necessaria, e non lo è mai stata. È ora di investire idee, risorse e budget lì dove il target di riferimento c’è. Concentrare la propria comunicazione là dove si è certi di trovare potenziali clienti, in quei posti dove si sa che il prodotto e i contenuti possano catturare l’attenzione di un’utenza realmente interessata.

# È ora di rispondere!

Quel che è certo, è che dopo 10 anni in cui i social network hanno ampliato sempre più la loro importanza nel mondo della comunicazione, il modo di vivere i social da parte degli utenti è cambiato. È cambiata l’utenza stessa e la percezione che il pubblico ha di una piattaforma social.

Se fin dalle sue origini la comunicazione pubblicitaria si è sempre basata su un canale unidirezionale -il brand comunicava e l’utente riceveva- con l’avvento dei social si è cercato di instaurare un rapporto paritario dove anche l’utente potesse comunicare con il brand.

Quel che sembrava essere un’ottima intuizione è stata però messa in pratica in modo errato creando un cortocircuito nella comunicazione: il brand parla all’utente, l’utente risponde e il brand non sa né ascoltare né -cosa più grave- rispondere.

I social hanno “umanizzato” i brand ma i brand non sono stati capaci di gestirlo e non hanno saputo agire di conseguenza. Se in un rapporto interpersonale due individui dialogano a senso alterno, si rispondono a vicenda e riescono a trovare un punto di sintesi sui social i brand ora non sa rispondere.

#”Se uno è Stonzo non je posso dì sei stupidino. Altrimenti si crea delle illusioni”

La famosa frase del mitico Gianfranco Funari -che di comunicazione ne capiva- è stata usata per anni, a più riprese, sui social come frase ironica che spingesse alla condivisione, ora è però giunto il momento che sia messa in pratica.

È ora che i brand rispondano, è ora che gli editori di quotidiani, settimanali, mensili ecc.. difendano a spada tratta quello che postano e raccontano.

L’aver lasciato campo libero a commenti che denigrano il brand o il sito d’informazione -senza reali motivazioni- è stata la causa del cosiddetto imbruttimento dei social, di questo spirito del “io scrivo senza ragionare e sparo a zero, tanto nessuno non mi dice nulla”.

Che si tratti di un brand che vende succhi di frutta, biscotti o di una testata giornalistica è ora di dire BASTA, è ora di rispondere per tono -argomentando- a chi lancia insulti, offese o più semplicemente denigra il prodotto.

In questi anni il silenzio ha creato un’illusione: gli utenti si sono illusi di sapere più di altri, di poter dire quello che di persona non direbbero mai e soprattuto di restare impuniti.

Bisogna cambiare radicalmente il modo di vivere i social, i brand non devono più presenziarli passivamente ma prendere in mano le redini del rapporto con gli utenti e -se necessario- bannare, bannare e ancora bannare!

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